Il primo, nella gran parte degli umani, fagocita il secondo. La nostra ricerca ha verificato che questo pasto crudele non è mai consumato del tutto e che la pratica della comunicazione teatrale è capace non solo di rallentare il divoramento, ma di rendere visibile e vivibile un conflitto interiore e relazionale proficuo, foriero di una nuova possibile socialità. La crisi che ne deriva è causata dalla ‘riconoscenza’ da parte di ciascuno della propria e dell’altrui naturalità. Questa naturalità è socialmente paurosa e nello stesso tempo naturalmente divina e dopo essere riconosciuta e vissuta nel teatro si insinua gradualmente nel sociale: i praticanti depongono tracce vive e reali di mutamento possibile e allargabile nel loro quotidiano attraverso lievi o più evidenti mutamenti di stato interiore e di comportamento, simili a quelli riscontrabili nell’innamoramento o nel lutto.
Di questo campo di indagine si sono occupati il teatro stesso e le diverse arti, l’antropologia, la filosofia, la psicologia, la sociologia, la teologia e la scienza. Congiuntamente e da molto tempo, il Teatro dei Sassi e il Teatro delle Gru indagano a loro volta nel contesto confuso e contraddittorio di questo terzo millennio, continuando ad usare come strumento principale quello che, in virtù dei risultati acquisiti, sempre più impropriamente e riduttivamente stentiamo a definire Teatro.
I risultati ottenuti dalla Scuola di Teatro Naturale hanno spinto la compagnia del Teatro dei Sassi a interrompere nel 2006 le produzioni di spettacoli e a dedicarsi esclusivamente a questa ricerca, avendo questa messo fortemente in discussione e in crisi la consueta modalità di relazione tra le persone e a maggior ragione tra spettatori e attori.
Le nuove evoluzioni di tale ricerca spingono ad una verifica più allargata in termini geografici ed antropologici: quindi la necessità maturata di proseguirla ‘in movimento’ e in giro per il mondo attraverso il progetto Grubus Theatre.
La ricerca del Teatro dei Sassi e del Teatro delle Gru: la Scuola di Teatro Naturale.
Nel 2002 il Teatro dei Sassi istituisce a Matera la Scuola di Teatro Naturale, rivolta a non attori.
La Scuola ha come principale caratteristica quella di non avere insegnanti ‘visibili’: i partecipanti vivono cinque ore settimanali del loro tempo in uno spazio attrezzato per il teatro e allestito di volta in volta in modo diverso, senza che nessun esperto dica loro esplicitamente come e cosa fare.
I maestri in realtà ci sono e comunicano con i partecipanti attraverso la qualità dell’allestimento, della loro presenza-assenza e dell’itinerario musicale proposto. In questo apparente non essere guidati, i partecipanti agiscono in una incerta e insicura, ma dai risultati straordinari, ricerca permanente di relazione con gli altri, con lo spazio e con la musica.
In questo contesto muto (nessuna parola è spesa da chiunque per spiegare o domandare) i partecipanti sono i soli artefici di un presente da creare innanzitutto e poi da vivere. I risultati complessivi di ciascun incontro determinano gli allestimenti degli incontri successivi e le linee guida teoriche da seguire nell’incontro successivo sono determinate dai pensieri dei partecipanti scritti subito dopo ogni azione e consegnati in un ‘salvapensieri’.
Con il susseguirsi degli incontri il ‘silenzio’ e il ‘nulla’ diventano rispettivamente spazio di scoperta di nuovi linguaggi e spazio di indagine di senso.
Due spazi che si evolvono quotidianamente, che si trasformano in virtù dei risultati delle due ricerche: altri luoghi dunque si abitano, altre ‘musiche’ accompagnano le azioni, altre presenze sono proposte dai maestri invisibili. Ecco che il ‘nulla’ mostra la sua mutevolezza e pienezza invitando tutti i partecipanti, maestri invisibili compresi, a misurarsi con se stessi e con gli altri in questo ‘vuoto’ di forma e di senso simile all’immaginato principio di tutte le cose.
Il luogo fisico che li ospita (una stanza ‘nera’) diventa dunque un ‘non luogo’, simile forse ad una camera sterilizzata e asettica, se non fosse che ad agire sono persone in carne, ossa ed anima irriconoscibili a se stesse e agli altri, sconosciuti desiderosi di riconoscersi fuori dal contesto sociale e dentro una naturalità paurosa ed esaltante al tempo stesso, che non smette di stupire nell’attimo stesso del suo manifestarsi.
Nell’evidenza della scoperta di questa ‘naturalità’ che si esprime nello sconcerto del corpo stesso che la produce, nasce un riconoscimento nuovo che prepotentemente tende ad allontanare il pieno del proprio modo di vivere sociale per abbandonarsi con consapevole inconsapevolezza all’interno di un ambito che non può più essere definito ‘teatro’.
Il teatro si diluisce - abbandonando lo specifico artistico - per diventare un luogo dove si riuniscono corpi, unicità che finalmente si riconoscono tali e che riprendono a ‘parlare’ con lo stupore e la verità di chi non sa, di chi non conosce ma agisce, come fanno i bambini.
Le nostre metodologie operative si sono delineate e rafforzate nel corso di diversi anni e si sono strutturate mano a mano sul campo, costruendo naturalmente un tipo di linguaggio universale mutevole simile ad una danza multiforme priva di parole.
Di contro una sintesi degli scritti del Salvapensieri ha dato vita a due testi poetici, risultati letterari di riferimento per la ricerca in corso, il ‘Mahabharata’ e ‘O Marinhero’.
Danza e poesia, dunque, per tentare di definire con parole sempre meno appropriate una lingua antica tragicamente dimenticata, dalle straordinarie potenzialità comunicative e indaganti, che abbiamo verificato essere capace, in questo nostro veloce e spietato tempo di globalizzazioni, di far ‘riconoscere’ esseri viventi unici e irripetibili quali tutti noi siamo, spingendoli a concepire una nuova e più ‘naturale’ forma di convivenza.
La Sala Bianca e il Gioco della Grande Armata.
Questo ricercare in silenzio possibili naturali relazioni è spesso alterato dal rumore assordante del cervello, dalle parole mute, inespresse del pensiero. Il cervello risulta ‘impreparato’ ad annullarsi al pari del corpo.
Viene da sé l’ulteriore percorso di questo nostro viaggio: corpo ? cervello ? comunicazione verbale ? cervello ? corpo.
Intraprendiamo questo viaggio circolare, convinti che al cervello, luogo fisico solo apparentemente ‘bloccato’ e ‘compromesso’ dal contesto sociale, si debba dedicare un allenamento speciale.
Si prova a considerare il luogo fisico del pensiero come un braccio, una mano: il cervello come primo Arto Superiore, in un processo riabilitativo che ha bisogno di una palestra (la sala bianca) attrezzata di strumenti efficaci (le ‘armi’).
La sala bianca è una stanzetta dipinta di bianco, occupata da un grande tavolo e da panche dove prendono posto i ‘guerrieri’ (denominazione dei partecipanti). L'arma è costituita da un libro o una musica o un’immagine o un film…che i guerrieri portano con sé.
L’allenamento del primo Arto Superiore è definibile come un Gioco: il Gioco della Grande Armata, con regole sconosciute che mano a mano affiorano, si delineano e diventano stabili.
“Celiare seriamente e giocare assiduamente. Questa famosa formula ficiniana costituisce in fondo la quintessenza di ogni operazione fantastica… il ludus puerorum, il gioco dei bambini per eccellenza. Che si fa dopotutto in questi casi se non giocare con i fantasmi? Cercare di seguirne il gioco che nella sua benignità l’inconscio ci propone? Ora non è facile giocare un gioco di cui non si conoscano in anticipo le regole; è necessario dedicarvisi seriamente, assiduamente, cercando di capirle e di apprenderle, affinchè le rivelazioni che ci vengono fatte non restino prive di risposta da parte nostra.
P. Couliano, Eros e Magia nel Rinascimento.
Ciascun guerriero presenta agli altri la propria arma e questa deve essere approvata all’unanimità, pena la perdita della stessa e l’obbligo da parte dello sconfitto di proporne un’altra. Le presentazioni sono a volte convincenti, a volte meno; le discussioni sulle armi sono spesso dure e cruente, si controbatte con veemenza, i guerrieri mettono alle strette il proponente, a volte si urla, a volte si piange. La qualità degli interventi migliora di sessione in sessione. Le questioni che tramite le armi vengono affrontate solo quelle dell’Uomo: ciascuno affronta inconsapevolmente questioni centrali dell’esistenza umana. Gli autori delle armi – Pavese, Pessoa, Pasolini, Merini, Bergmanm, Godard, Scorsese, Baudelaire, Hesse… - si delineano come maestri da difendere o da uccidere. La sala bianca è un parlatorio, un pensatoio, un’arena, una mattanza.
In questo dirsi continuo dopo tanto silenzio, le parole spesso diventano prive di senso logico e diventano suono, ora scomposto ora armonico; su questo suono ci concentriamo e ritorniamo a parlare di musica, di teatro musicale. Per un anno intero non facciamo altro, la sala nera è disertata perché anche il cervello vi entri un giorno mobile e il più possibile incosciente al pari del resto del corpo.
Il Grubus Theatre
Partiamo dunque dal luogo dove attualmente risiede questa ricerca, luogo geografico dove è nata e cresciuta: la città di Matera, una delle più antiche del mondo. Da qui raggiungiamo altri luoghi per incontrare nuove unicità con cui confrontarci, avere conferme e spunti per nuovi sviluppi della ricerca. Per muoverci ed agire utilizziamo il Grubus Theatre.
Il Grubus Theatre è un autobus a due piani trasformato in teatro mobile munito al piano inferiore di una foresteria, un angolo ufficio e sedili su cui viaggiare. Il piano superiore è invece una sala teatrale attrezzata capace di contenere 25 spettatori. L’apertura della fiancata composta da pannelli asportabili, permette al Grubus di aprirsi verso l’esterno e presentarsi ad un maggior numero di spettatori.
Il Grubus Theatre percorre chilometri per raggiungere un luogo e rimanervi per il tempo necessario. E’ punto di incontro e di informazione, spazio di accoglienza e luogo operativo.
Il Grubus Theatre è egli stesso oggetto di ricerca: le sue molteplici funzionalità e potenzialità comunicative vengono indagate ed integrate sul campo, anche con la collaborazione di tutte le unicità che decidono di agirlo. Al termine della sua permanenza il Grubus riparte per raggiungere altri siti dove proseguire la sua ricerca in movimento, portando con sé tutti i risultati conseguiti durante il suo lungo viaggio.
Massimo Lanzetta